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La Patafisica

La patafisica, termine coniato dallo scrittore e drammaturgo francese Alfred Jarry a cavallo tra il XIX e il XX secolo, fu definita “la scienza delle soluzioni immaginarie e delle leggi che regolano le eccezioni”; letteralmente significa ciò che è vicino a ciò che è dopo la fisica, ovvero la metafisica.

Lo scrittore francese tentò di dimostrare come fosse sciocco decifrare in modo univoco un fenomeno quando ne esistono infinite interpretazioni. Per questa ragione la patafisica non contiene alcun dogma, né formule pretenziosamente definitive, sintetiche e globali; non crede nel valore assoluto delle contrapposizioni convenzionali (bello e brutto, spirito e materia, bene e male, vita e morte, bianco e nero), eppure le comprende tutte.

Spesso espressa con un linguaggio apparentemente nonsense, questa scienza pone sullo stesso piano di equivalenza l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo e si occupa del particolare, non del generale, rappresentando la pratica delle eccezioni alle teorie e ai metodi della moderna e passata scienza. Non persegue alcuna costruzione chiusa, con pretese totalitarie e definitive, bensì un continuo accrescimento ed una continua riclassificazione dei dati forniti incessantemente dall’esperienza.

Il termine patafisica comparve per la prima volta nell’opera teatrale di Jarry, Ubu cornuto, del 1897, il cui protagonista è Ubu re, personaggio meschino, crudele e repellente, ma viene rivelata pienamente nell’opera Gesta e Opinioni del Dottor Faustroll, Patafisico, che vide la pubblicazione soltanto nel 1911, 4 anni dopo la morte dell’autore.

Negli intenti dell’artista d’oltralpe, la patafisica era una maniera personale ed anarchica per spiegare l’assurdità dell’esistenza e la sua infondabilità, ma l’atteggiamento intellettuale che con lui si è delineato ha avuto, soprattutto in Francia ma non solo, ulteriori e approfonditi sviluppi.

Dall’11 maggio 1948 esiste a Parigi un Collegio di patafisica, costituito come una società scientifica internazionale, anche se “minoritaria per vocazione”, con uno statuto, una gerarchia, un Ordine e un calendario.

Nel 1957 viene fondato a Buenos Aires il primo istituto straniero, mentre in Italia bisognerà attendere fino al 1964, anno in cui nacque a Milano l’Istituto Patafisico Mediolanense e quasi simultaneamente se ne costituiva un altro a Roma.

Gli anni ’80 furono caratterizzati nel nostro Paese da una particolare effervescenza intorno al movimento patafisico: dopo la fondazione a Torino di un altro istituto (1979), Bompiani pubblicò nel 1982 il libro di Enrico Baj, “Patafisica. La Scienza delle Soluzioni Immaginarie” e l’anno successivo fu realizzata, presso il Palazzo Reale di Milano, la mostra “Jarry e la Patafisica. Arte letteratura spettacolo”, un’ampia rassegna finalizzata a documentare le relazioni tra patafisica e arti.

Dopo la mostra, nel giro di un decennio, si assistette alla nascita di numerosi collegi ed istituti in tutta Italia: a Lovere, a Viadana, a Riva del Garda e a Napoli. Ultimamente ne sono stati creati altri, con emanazioni dirette e rare approvazioni del Collège de Pataphysique, come l’Autoclave di Estrazioni Patafisiche fondato a Milano nel 2008 e l’Istituto Patafisico Sardonico fondato a Cagliari nello stesso anno dalla compagnia teatrale Freddu e Gestu. Tutti questi istituti collaborano e contribuiscono alla conoscenza e diffusione della patafisica attraverso manifestazioni artistiche e pubblicazioni. In Inghilterra, Belgio, Cile e Brasile esistono istituti patafisici storici.